Faro di Sa Punta Grossa: un luogo unico nel nord di Ibiza

Luglio 12 2026

Il nord di Ibiza possiede un misticismo e una forza naturale che distano molto dall'immagine puramente festosa che di solito si associa all'isola. In questo versante settentrionale, dove le scogliere sprofondano in modo brusco in un mare indomito, si nascondono tesori patrimoniali che il tempo e l'abbandono hanno rivestito di un'irresistibile aura malinconica. In vista di questo anno 2026, i viaggiatori attivi non si accontentano più degli itinerari turistici tradizionali; cercano esperienze che rappresentano una sfida, che narrano storie dimenticate e che connettano l'attività fisica con la contemplazione di paesaggi incontaminati. Se c'è un luogo che riunisce tutti questi requisiti in modo eccezionale, quello è il faro di Sa Punta Grossa.


Situato nell'estremo nord-est dell'isola, sull'imponente promontorio che gli dà il nome, questo faro fantasma si erge come un testimone muto degli errori di pianificazione del XIX secolo e della durezza della vita marinara di un tempo. Completamente abbandonate da più di un secolo, le sue rovine divorate dalla vegetazione autoctona esercitano un potente magnetismo sugli amanti del trekking, della fotografia e delle cronache di naufragi. Visitarlo non è solo completare un percorso di camminata costiera; è realizzare un autentico viaggio nel tempo verso un Ibiza nascosta che pochissimi occhi riescono a contemplare.


La travagliata storia di un faro avvolto dalle polemiche


Per comprendere il valore patrimoniale del faro di Sa Punta Grossa, è fondamentale addentrarsi negli annali dell'ingegneria marittima delle Baleari e scoprire il tortuoso processo che diede vita a questa costruzione. Il segnale, oggi scomparso dal catalogo dei fari attivi, fu originariamente contemplato nel l'ambizioso Piano di Illuminazione del 1847. Il progetto originale fu progettato dal celebre ingegnere Emili Pou, il quale concepì una struttura dotata di un apparato di terzo ordine, piccolo modello.. La sua caratteristica tecnica più singolare risiedeva nel suo aspetto: una luce fissa bianca variata da eclissi ogni quattro minuti, il che gli conferiva l'indiscutibile particolarità di essere il faro con il ritmo di lampeggiamento più lento di tutte le isole Baleari.


Il grande dibattito sulla posizione strategica


Fin dal primo momento in cui il progetto fu messo sul tavolo, la scelta della sua collocazione definitiva scatenò aspre discussioni tra le autorità dell'epoca e le corporazioni dei navigatori. La comunità tecnica si trovava profondamente divisa tra due posizioni inconciliabili: da un lato, i sostenitori di situare il segnale nell'enclave denominata Punta Grossa, basandosi su criteri di approdo per le navi provenienti dalla penisola; dall'altro lato, i ferrei difensori di ubicare il complesso nel vicino isolotto di Tagomago, per la convinzione che una luce lì avrebbe prestato un servizio globale molto più efficiente agli utenti e, in modo del tutto speciale, ai pescatori locali che lavoravano in condizioni avverse. Infine, i difensori della prima opzione vinsero il braccio di ferro istituzionale, una decisione che non avrebbe tardato a dimostrarsi errata.


Una costruzione titanica segnata dalle tragedie


Portare a termine l'edificazione di una torre e di un'abitazione su un promontorio a strapiombo situato a circa due chilometri e mezzo di distanza dal sentiero percorribile più vicino introdusse complicazioni logistiche monumentali. Di fronte all'assoluta inesistenza di strade terrestri, tutti e ciascuno dei materiali da costruzione dovettero essere trasportati via mare mediante chiatte esposte al moto ondoso, per poi essere sollevati a braccia tramite sistemi di carrucole lungo le pareti verticali della scogliera.


Come se le difficoltà geografiche non bastassero, i lavori furono tragicamente interrotti da una terribile epidemia di colera che decimò gli operai e paralizzò l'isola. Inoltre, una volta iniziati i lavori, gli ingegneri scoprirono che la pietra estratta dalla prima cava selezionata era di pessima qualità, il che costrinse a cercare nuovi giacimenti e ritardò i tempi di esecuzione. Sebbene i primi guardiani del faro arrivassero sul posto a metà del 1868 per familiarizzare con le strutture, l'inaugurazione ufficiale della luce non poté essere celebrata fino al 15 settembre 1870.


L'errore scoperto e lo spegnimento definitivo


Proprio come avevano avvertito i detrattori del progetto, non appena inaugurato il complesso si verificò in modo inconfutabile che la posizione di Punta Grossa era un fallimento strategico: la stessa orografia della montagna nascondeva la luce alle navi che navigavano in determinati settori critici. La soluzione definitiva fu semplicemente quella di dare ragione ai vecchi critici e innalzare un nuovo faro sull'isolotto di Tagomago, il quale entrò in funzione nell'anno 1914.


Tuttavia, il faro di Sa Punta Grossa non spense le sue lanterne in modo immediato; rimase in servizio fino al 1° agosto 1916, poiché le autorità marittime decisero di aspettare che fosse completata l'installazione di un faro ausiliario che facilitasse l'ingresso notturno nel piccolo porto della Cala de San Vicente. Due anni più tardi, nel 1918, l'edificio fu consegnato ufficialmente al Ministero delle Finanze, dando inizio a un secolo di assoluto oblio istituzionale e abbandono che lo ha trasformato nelle romantiche rovine che oggi possiamo esplorare.


Come arrivare al faro di Sa Punta Grossa: il percorso passo dopo passo


Trattandosi di un ambiente incontaminato e privo di qualsiasi tipo di segnaletica ufficiale, l'escursione verso il faro di Sa Punta Grossa richiede uno spirito avventuroso e di prestare molta attenzione al cammino. Il percorso via terra ha una lunghezza approssimativa di cinque chilometri tra andata e ritorno, combinando tratti pianeggianti con salite moderate attraverso un sentiero stretto che si nasconde tra le pieghe della montagna.


L'inizio del sentiero a Cala de San Vicente


Il punto di partenza ideale per questa avventura consiste nel dirigersi in auto o moto fino all'idilliaca spiaggia della Cala de San Vicente, dove si può parcheggiare il veicolo nelle zone di sosta adibite vicino alla sabbia. Dall'estremità nord della spiaggia, si deve iniziare la camminata costeggiando il litorale a piedi, avanzando lungo una strada residenziale che si snoda tra diverse case vacanza della zona alta.


Il passaggio chiave del campo da tennis


Per non disorientarsi nelle prime fasi dell'escursione, esiste un punto di riferimento visivo inconfondibile: i camminatori devono individuare un vecchio campo da tennis residenziale. Proprio in quel punto, l'itinerario si addentra in modo deciso lungo un sentiero stretto che avanza incassato tra due tenute rustiche private. A partire da questo corridoio, l'asfalto scompare completamente e ha inizio il puro sentiero forestale che si dirige verso la scogliera.


L'attraversamento del ponte e l'avvicinamento finale


Man mano che avanziamo verso nord-est, il terreno diventa più tecnico e angusto. Durante il percorso, gli escursionisti dovranno attraversare un malandato ponte di pietra che, nonostante il suo avanzato stato di deterioramento, continua a essere totalmente percorribile a piedi se si presta la massima cautela.


Il sentiero serpeggia in salita attaccato al margine delle scogliere, offrendo viste panoramiche superbe dove il verde dei pini contrasta con il blu profondo dell'oceano. Il cammino è impegnativo per le caviglie a causa della presenza di roccia calcarea smossa, il che sconsiglia del tutto di realizzare il percorso in bicicletta a causa dell'evidente pericolo di caduta.


Punti di riferimento e curiosità che scoprirai lungo il cammino


La camminata verso il faro di Sa Punta Grossa è un tragitto costellato di piccole scoperte archeologiche e paesaggistiche che trasformano lo sforzo fisico in un autentico regalo per i sensi:


La grande croce del cammino


A metà del tragitto costiero, ritagliata in modo nitido contro l'orizzonte e il cielo, si erge una grande croce di legno e pietra che sorprende i camminatori. Questo monumento rustico, integrato perfettamente nel paesaggio scosceso, funge da abituale punto di riposo per gli escursionisti e segna l'inizio del tratto più esposto e selvaggio della Punta Grossa.


Il Caló Gros e l'isolotto inferiore


Se volgiamo lo sguardo verso la base delle scogliere durante il tragitto, scopriremo la recondita e spettacolare spiaggia del Caló Gros, una piccola insenatura selvaggia di ghiaia dove il mare sbatte con forza. Proprio sotto la struttura del faro, emerge dalle profondità l'isolotto di Punta Grossa, uno sperone roccioso che funge da rifugio per gli uccelli marini e che aggiunge una dose extra di spettacolarità al paesaggio da cartolina.


Il valore delle fotografie e il silenzio


Dato che una parte considerevole degli stessi residenti di Ibiza ignora del tutto l'esistenza di questo complesso in rovine a causa dell'assenza totale di pubblicità istituzionale, il silenzio che si gode nel raggiungere la torre è travolgente. Molti viaggiatori approfittano della totale assenza di sovraffollamento per fermarsi di fronte al mare, praticare meditazione, scattare fotografie spettacolari della sagoma dell'edificio divorato dalla natura o semplicemente lasciarsi trasportare dall'immensità dell'orizzonte infinito.


Consigli pratici per affrontare il percorso di trekking


Completare con successo questa escursione lungo la costa nord-est dell'isola non esige di possedere un'esperienza pregressa come alpinista esperto, ma richiede di agire con buon senso e tenere in considerazione una serie di raccomandazioni di base per la sicurezza e il comfort:


Calzature tecniche chiuse e divieto di ruote


Le caratteristiche del terreno, dove abbondano le pendenze moderate, le pietre taglienti e i tratti stretti esposti al vento, esigono l'uso obbligatorio di calzature comode, chiuse e che forniscano una buona aderenza, come scarpe da trail running o scarponcini leggeri da montagna. Le infradito o i sandali da spiaggia devono essere totalmente scartati. Allo stesso modo, a causa del rilievo accidentato e della vicinanza a cadute verticali, il percorso è totalmente sconsigliato per biciclette o passeggini per bambini.


Gestione dell'idratazione e del sole


La maggior parte del sentiero si snoda attraverso zone aperte che mancano completamente di ombre significative. Pertanto, è di vitale importanza includere nello zaino un minimo di 1,5 litri di acqua fresca a persona, del cibo leggero o frutta secca per recuperare le forze, un cappello e una protezione solare ad alta gradazione, specialmente se si realizza l'escursione durante i mesi estivi.


Sicurezza nelle rovine e periodi dell'anno ideali


Sebbene la tentazione di esplorare ogni angolo dell'abitazione degli antichi guardiani del faro sia molto alta, conviene mantenere una distanza di sicurezza prudenziale e non addentrarsi all'interno delle strutture coperte che sono ancora in piedi, poiché le mura si trovano in un precario stato di conservazione ed esiste un rischio reale di crolli. Rispetto al calendario, le stagioni primaverile e autunnale sono i periodi dell'anno ideali per godersi il percorso grazie alle loro temperature miti. Se decidi di visitarlo in estate, è molto raccomandabile iniziare la camminata presto al mattino o a tarda sera per evitare il caldo soffocante del mezzogiorno e deliziarsi con i toni dorati del crepuscolo.


Cosa fare nei dintorni della costa nord-est


L'escursione al faro di Sa Punta Grossa può essere strutturata come l'asse centrale di una fantastica giornata dedicata a conoscere l'Ibiza più tradizionale, rurale e gastronomica. I dintorni del comune di Sant Joan e la confinante zona di San Carlos ospitano proposte di grande interesse:


Un bagno ristoratore a Cala de San Vicente


Al ritorno dalla camminata, non c'è nulla di più invitante che togliersi le scarpe da ginnastica e godersi un bagno rinfrescante nelle acque cristalline della Cala de San Vicente. Questa spiaggia, dall'ambiente eminentemente tranquillo e familiare, vanta una sabbia fine eccellente e un'offerta di ristorazione sensazionale ai piedi del lungomare, dove si possono degustare dal pesce fresco del giorno fino ai risotti di mare più tipici della gastronomia ibizenca.


Tradizione hippie a Sant Carles de Peralta


A brevissima distanza in auto, si localizza l'incantevole paese di Sant Carles de Peralta. Questo nucleo rurale è famoso in tutto il mondo per ospitare lo storico mercatino hippie di Las Dalias, uno spazio vibrante dove l'artigianato, la moda di ispirazione isolana, la musica dal vivo e i colori delle bancarelle continuano a mantenere viva l'essenza più libera e bohémien dell'Ibiza degli anni sessanta e settanta.


Percorso tra le calette nascoste di San Carlos


Se preferisci continuare a esplorare la costa alla ricerca di paesaggi marinari autentici, i dintorni ti offrono angoli di una bellezza commovente come Cala Mastella, una minuscola caletta protetta da canneti dove si respira una pace assoluta, o il Pou des Lleó, un angolo costellato di tradizionali casette varadero di pescatori che conserva intatto il fascino rustico del Mediterraneo di un tempo.


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